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Un’incredibile scoperta Milano risalente al XIII secolo

Scoperto lo scheletro di un ragazzo torturato

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In passato la tortura era uno dei metodi usati per far confessare i presunti crimini commessi, specialmente dalle persone accusate di stregoneria; la Santa Inquisizione si è data molto da fare nei secoli bui, e migliaia di persone sono morte tra atroci tormenti pur essendo innocenti.

Recentemente a Milano durante alcuni scavi per la metropolitana, nei pressi della Basilica di Sant’Ambrogio, una scoperta scioccante ha fermato i lavori.

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Sono stati rinvenuti i resti di 56 persone sepolte in un periodo che va dall’epoca dell’Impero Romano sino al XVI secolo, ma tra queste una in particolare ha attirato l’attenzione degli studiosi che si sono occupati del caso.

Il ragazzo torturato

Parliamo di quello che è stato catalogato come lo scheletro di un ragazzo di un’età compresa tra i 17 e i 20 anni la cui morte è stata fatta risalire fra il 1290 e il 1430 per mezzo di tortura, precisamente la cosiddetta ruota, metodo utilizzato di frequente e tra i più dolorosi e atroci.

Il corpo presentava diverse fratture tra cui avambracci e gambe, oltre che alcuni colpi al viso e un taglio su due vertebre che indicano un tentativo di decapitazione. Da ciò si è dedotto che fosse stato vittima del Supplizio della Ruota, che consisteva nello spezzare tutti gli arti al condannato e farli passare attraverso i raggi della ruota, bloccandolo ed esponendolo al pubblico.

I motivi

In genere questo supplizio era destinato a chi veniva accusato di gravi reati come l’omicidio o il furto aggravato, ma durante le epidemie di peste il condannato poteva anche essere una persona accusata di aver diffuso la malattia, i cosiddetti untori.

Inoltre i ricercatori hanno appurato che il giovane fosse affetto da alcune deformazioni ossee, tra cui un ispessimento osseo frontale, denti particolarmente malformati e una bassa statura, il che all’epoca potrebbe essere stato motivo di discriminazione, come ha affermato l’archeologa Deborah Mazzarelli che assieme al suo staff ha analizzato il sito:

La vittima della ruota avrebbe potuto essere considerata diversa dai suoi contemporanei, e forse questa discriminazione potrebbe essere stata la causa della condanna, in quanto avrebbe potuto essere sacrificato come “mostro”, da una folla arrabbiata, ad esempio accusato di essere un diffusore della pestilenza. Da questo punto di vista il presente caso può quindi considerarsi non solo un semplice caso di violenza interpersonale, ma può rappresentare un tragico evento di discriminazione.

Scritto da Nunzia G.

Scrivo per passione e leggo per necessità, amo gli animali, la natura e la vita. E con la libertà, i libri, i fiori e la luna, chi non sarebbe felice?

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