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Gli “internat”, dove la Bielorussia nasconde i diversi

I dimenticati di Chernobyl e i disabili celati dal Governo

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La mia generazione sa bene cosa accadde il 26 aprile 1986, ma per chi non lo sapesse basta dire Chernobyl e immediatamente la mente richiama notizie sul tristemente noto disastro avvenuto in questa cittadina Ucraina.

Quel giorno a causa di una serie di errori umani il reattore 4 della centrale nucleare situata a 3 km di distanza dalla città di Pryp’jat’ e a 18 km da Chernobyl, esplode sprigionando una nube radioattiva in tutto il circondario che arriva a distanza di chilometri e chilometri.

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La citta’ di Solnechny, abbandonata dopo il disastro

Le conseguenze

Oggi non vogliamo parlare però di ciò che è accaduto ma di cosa sta succedendo ad alcune persone, quelle che vengono chiamate “gli invisibili” e che la fotografa polacca Jadwiga Bronde ha voluto, attraverso i suoi scatti, far conoscere al mondo.

Con il suo progetto Gli invisibili di Bielorussia la donna è riuscita a mostrare i dimenticati, i diversi e i superstiti di Chernobyl. Leggiamo sul suo sito:

Popolo invisibile della Bielorussia documenta la vita delle persone disabili e delle vittime di Chernobyl che vivono in istituzioni governative in Bielorussia. Queste istituzioni sono conosciute come “internat” e funzionano come qualcosa a metà tra un orfanotrofio, un asilo e un ospizio.

InternationalPhotoMag aggiunge:

Il governo ha creato Internat per separare le vittime di Chernobyl e i bambini disabili da altri orfani più sani e per tenerli nascosti alla società. Questi sono luoghi dove decine di migliaia di persone trascorrono la loro intera vita. La disabilità non è compresa in Bielorussia.

La denuncia

La donna attraverso il suo documentario ha voluto denunciare ciò che sta passando sotto silenzio, e lo fa con quello che è un vero pugno nello stomaco. Ha detto:

Durante il progetto alcuni ragazzi mi hanno detto: ‘Non parliamo mai, non ci lamentiamo, non urliamo. Siamo pazienti, come sempre. Abbiamo paura di parlare. Il mondo è stato diviso in due: ci siamo noi, ‘quelli di Chernobyl’ e e poi ci sei tu, gli altri. Hai notato? Nessuno qui dice che siamo russi, bielorussi o ucraini. Siamo quelli che vengono da Chernobyl. Come se fossimo un popolo separato. Una nuova nazione.’

Non ho commenti da fare. Lasciamo che le immagini parlino da sole.

Scritto da Nunzia G.

Scrivo per passione e leggo per necessità, amo gli animali, la natura e la vita. E con la libertà, i libri, i fiori e la luna, chi non sarebbe felice?

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