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Figlia di una donna stuprata denuncia il padre biologico quando scopre la verità

Ma si scontra con il sistema giudiziario

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C’è una cosa più orribile di uno stupro per una donna? Probabilmente no, e per le coraggiose che decidono di tenere il bambino eventualmente concepito attraverso questo brutale atto, arriva un momento nella vita in cui dovranno raccontare al figlio che razza di mostro fosse il padre.

Nessun diritto

E non possiamo nemmeno immaginare cosa possa provare il ragazzo; un’idea ce la dà Daisy, frutto di uno stupro data in adozione alla nascita. Una volta saputa la sua vera storia ha lottato anni affinché i ragazzi come lei siano riconosciuti come “vittime secondarie”.

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La madre biologica aveva solo 13 anni quando fu stuprata da un 28enne, e Daisy ha deciso di denunciare il padre per il suo crimine ma, sorpresa, non è stato molto facile:

In effetti, hanno detto che non potevano nemmeno avviare un’indagine perché non c’era nessuna “vittima” identificata senza che la mia madre biologica stessa facesse loro una nuova dichiarazione. Dissero che non avevo il diritto di intentare una denuncia da sola.

Anche con il suo DNA, senza una denuncia della mamma, la diretta interessata, non era possibile procedere, e la donna all’inizio non aveva nessuna intenzione di farsi avanti.

Poi però ha cambiato idea.

Una battaglia lunga anni

C’è voluto molto tempo ma alla fine l’uomo, oggi 74enne, Carvel Bennett, è stato condannato a 11 anni di carcere ad agosto di quest’anno; il giudice Martin Hurst dopo appena 3 giorni di processo ha emesso la sentenza con le parole:

Il tuo comportamento quel giorno ha rovinato almeno due vite e spero che passi del tempo in prigione pensandoci.

(Photograph: Handout)

Daisy ha confessato attraverso le sue dichiarazioni lette in aula di come si è sentita quando ha scoperto chi fosse, e di quanto fosse rimasta scioccata di:

sapere che io sono, per alcuni, l’incarnazione di una delle cose peggiori che possano capitare a qualcuno. Sono più di una prova, sono più di un testimone, sono più di un ‘prodotto’ di stupro. Non sono la tua vergogna e non porterò la vergogna e l’orrore di ciò che hai scelto di fare.

Al Guardian, al quale ha rilasciato un’esclusiva intervista, ha approfondito i suoi sentimenti:

Sono una scena del crimine ambulante. Volevo giustizia per mia madre e volevo giustizia per me. Le ramificazioni di ciò che Bennett ha scelto di fare hanno plasmato tutta la mia vita. È a causa di quel crimine che sono viva. Sono la prova vivente e respirante di uno stupro su una bambina.

La lotta di Daisy ( nome di fantasia) è affinché le leggi cambino, e non siano solo le vittime dello stupro a poter sporgere denuncia ma anche chi, come lei, è una “vittima secondaria”.

Scritto da Nunzia G.

Scrivo per passione e leggo per necessità, amo gli animali, la natura e la vita. E con la libertà, i libri, i fiori e la luna, chi non sarebbe felice?

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